Diciamocelo subito: se Steve Jobs avesse fatto una lettura dei Tarocchi nel 1985, sicuramente sarebbe uscita La Torre.
È affascinante come certi personaggi, pubblici o storici, incarnano degli archetipi con una precisione quasi inquietante.
Steve Jobs non conosceva i Tarocchi, o almeno non ne abbiamo prove, ma ha vissuto La Torre più volte nella sua vita, e ogni volta quel crollo ha aperto qualcosa di nuovo.
Questo ci insegna qualcosa di importante. Non sulla tecnologia. Non sul business.
Su di noi.
Prima di tutto: cos'è La Torre (e perché tutti la temono)
Immagina una torre alta, solida, costruita mattone su mattone. Sembra indistruttibile. Poi arriva un fulmine, boom, e crolla tutto.
Ecco La Torre!
È una delle carte più temute del mazzo, e il motivo è ovvio: nessuno vuole vedere le proprie certezze andare in pezzi. Eppure, ed è qui che la carta cambia completamente significato, la Torre non colpisce ciò che è davvero solido. Colpisce ciò che sembrava solido, ma non lo era più.
C'è una differenza enorme.
Nella tarologia, La Torre non è una punizione. È una scossa. Arriva quando abbiamo costruito qualcosa su fondamenta fragili, ma anche quando una struttura, un’identità o una fase della vita hanno semplicemente esaurito il loro tempo.
Il fulmine non distrugge. Libera. Apre nuovi spazi.
1985: il fulmine colpisce Cupertino
Torniamo a Jobs.
È il 1985. Apple è già un’azienda di successo e il Macintosh ha cambiato il modo di immaginare il personal computer. Jobs ha trent’anni, è il co-fondatore, il volto dell’azienda. E viene estromesso.
Non da un concorrente. Dalla sua stessa creazione.
Se vuoi capire cosa significa La Torre, immagina di essere costretto a lasciare proprio ciò che hai costruito con le tue mani.
Anni dopo, Jobs descrisse quel momento come devastante. Sembrava la fine.
Ma era solo il primo crollo.
Dopo la Torre: ciò che resta quando tutto cade
Dopo l’uscita da Apple, Jobs non si ferma. Ricomincia.
Fonda NeXT, che non diventa un successo commerciale, ma pone basi tecnologiche importanti per il futuro di macOS. Poi investe in Pixar, che all’epoca è una scommessa quasi impossibile. Anni dopo, Toy Story cambierà per sempre l’animazione.
La sua traiettoria non è lineare. È un continuo lasciare andare e ricostruire.
Ed è proprio questo il punto della Torre: non tutto ciò che cade è una perdita. A volte è uno spazio che si apre.
La trasformazione
C’è una frase che riassume bene il suo modo di vedere le cose:
"Non puoi collegare i puntini guardando avanti. Puoi farlo solo guardando indietro."
È profondamente Torre.
Jobs sapeva che innovare significa anche rinunciare a ciò che funziona già. Anche quando funziona bene.
Perché ciò che non evolve, prima o poi viene superato.
Il ritorno
Nel 1997, Apple è vicina al collasso e riacquista NeXT. Con quel passaggio, Jobs torna.
Quello che segue è storia: una nuova Apple, una nuova visione, una nuova era.
Ma la cosa importante non è il successo.
È il fatto che Jobs non è tornato quello di prima.
È tornato diverso. Più lucido. Più essenziale. Più consapevole.
Come se quel crollo avesse tolto il superfluo.
Cosa c’entra tutto questo con te
Probabilmente non sei Steve Jobs. E probabilmente la tua Torre non ha fatto notizia sui giornali, né cambiato l’industria tecnologica globale.
Ma anche tu hai vissuto la tua Torre. O forse la stai vivendo proprio adesso.
Forse è stata una relazione finita nel modo peggiore. Un lavoro perso. Un progetto fallito. Una certezza che si è sgretolata tra le mani. Oppure un’identità, un’immagine di te, che improvvisamente non regge più.
Forse anche Jobs aveva bisogno di attraversare quel crollo per capire che il suo genio, da solo, non bastava. Che una visione ha bisogno anche di maturazione, tempo, ascolto. E che c’erano parti di sé, quelle di NeXT, quelle di Pixar, che non avevano ancora trovato spazio.
Il fulmine, a volte, illumina proprio ciò che stavamo cercando di evitare.
La Torre non è la fine della storia
Ed è questo il punto che mi sta più a cuore.
La Torre spaventa perché sembra definitiva. Sembra che quando qualcosa crolla, allora sia finita davvero.
Invece, molto spesso, è il contrario.
È quando qualcosa crolla che la storia inizia davvero.
Jobs aveva trent’anni quando lasciò Apple. Davanti a sé aveva ancora Pixar, l’iPhone, il ritorno nella sua azienda, tutto ciò per cui oggi viene ricordato.
Ma in quel momento non poteva saperlo.
Nessuno lo sa, quando si trova dentro una fase Torre.
Però il crollo crea spazio. E nello spazio, se trovi il coraggio di non riempirlo subito con le stesse vecchie cose, può nascere qualcosa di completamente nuovo.
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