Ci hanno raccontato l’Odissea come la storia di un uomo che attraversa mari, affronta mostri e sfida gli dèi per tornare a casa.
Il guerriero.
L’uomo dai mille inganni.
Donne che lo aiutano, lo fermano, lo mettono alla prova e, a volte, gli indicano proprio la strada da seguire.
Ed è interessante osservare come alcune di loro possano essere raccontate attraverso le immagini dei Tarocchi.
Atena è la Papessa.
È colei che conosce ciò che gli altri non vedono. Osserva, consiglia, muove le fila senza bisogno di stare al centro della scena.
È la presenza silenziosa che apre il poema e accompagna l’eroe, come una guida invisibile che sa quando intervenire.
Calipso è l’Imperatrice.
Ma anche l’abbondanza può diventare una prigione dorata.
Perché a volte la difficoltà più grande non è affrontare le tempeste, ma trovare il coraggio di lasciare ciò che ci fa stare bene quando sappiamo che il nostro cammino non è ancora concluso.
Circe è l’Arcano XIII.
Ma forse dimentichiamo che è proprio lei a consegnare a Ulisse gli strumenti per continuare il suo viaggio.
È un passaggio.
A volte ciò che sembra fermarci è proprio ciò che ci cambia e ci permette di proseguire.
Nausicaa è la Stella.
Arriva dopo la tempesta, quando Ulisse è naufragato, solo e senza nulla.
Vede un uomo da aiutare.
Lo accoglie, lo veste e gli indica la strada.
Una luce che appare nel momento in cui sembra di aver perso tutto.
Euriclea è il Giudizio.
È lei a riconoscere Ulisse dalla cicatrice mentre gli lava i piedi.
La memoria, il passato e ciò che sembrava nascosto tornano alla luce.
Penelope è la Forza.
Ma Penelope non aspetta.
Penelope resiste.
Venti anni lontana dal marito, una casa invasa da pretendenti, un regno da proteggere e nessuna spada tra le mani.
La tela che tesse di giorno e disfa di notte non è un semplice lavoro domestico: è la sua strategia, il suo modo di guadagnare tempo, di non arrendersi.
È la capacità di restare centrati quando tutto intorno spinge verso il caos.
Ma Penelope non è da meno.
Alla fine Ulisse torna a Itaca.
È la storia di tutte le donne che quella strada l’hanno resa possibile.
È fatto anche di incontri.
E ogni incontro lascia una carta sul tavolo.

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