Passa ai contenuti principali

L' ODISSEA VISTA CON GLI OCCHI DEI TAROCCHI

 



Ci hanno raccontato l’Odissea come la storia di un uomo che attraversa mari, affronta mostri e sfida gli dèi per tornare a casa.

L’eroe.
Il guerriero.
L’uomo dai mille inganni.

Ma se provassimo a guardare questa storia con occhi diversi, ci accorgeremmo di un dettaglio spesso dimenticato: il viaggio di Ulisse è costellato di donne che, in un modo o nell’altro, tengono il filo della sua storia.
Donne che lo aiutano, lo fermano, lo mettono alla prova e, a volte, gli indicano proprio la strada da seguire.
Ed è interessante osservare come alcune di loro possano essere raccontate attraverso le immagini dei Tarocchi.

Atena è la Papessa.

È colei che conosce ciò che gli altri non vedono. Osserva, consiglia, muove le fila senza bisogno di stare al centro della scena.

Non combatte al posto di Ulisse: gli offre la saggezza necessaria per affrontare il suo viaggio.
È la presenza silenziosa che apre il poema e accompagna l’eroe, come una guida invisibile che sa quando intervenire.

Calipso è l’Imperatrice.

È il luogo dell’abbondanza, del piacere e del nutrimento.
La sua isola è un rifugio dove nulla manca. Un luogo in cui fermarsi, godere del presente e dimenticare il viaggio.
Ma anche l’abbondanza può diventare una prigione dorata.

Perché a volte la difficoltà più grande non è affrontare le tempeste, ma trovare il coraggio di lasciare ciò che ci fa stare bene quando sappiamo che il nostro cammino non è ancora concluso.

Circe è l’Arcano XIII.

La trasformazione.
Tutti ricordano la maga che trasforma gli uomini in porci.
Ma forse dimentichiamo che è proprio lei a consegnare a Ulisse gli strumenti per continuare il suo viaggio.
Non è solo un ostacolo.
È un passaggio.

A volte ciò che sembra fermarci è proprio ciò che ci cambia e ci permette di proseguire.

Nausicaa è la Stella.

Arriva dopo la tempesta, quando Ulisse è naufragato, solo e senza nulla.

Lei non vede un eroe.
Vede un uomo da aiutare.
Lo accoglie, lo veste e gli indica la strada.

Una luce che appare nel momento in cui sembra di aver perso tutto.

Euriclea è il Giudizio.

È lei a riconoscere Ulisse dalla cicatrice mentre gli lava i piedi.

Prima ancora di essere riconosciuto come re, viene riconosciuto come uomo.
La memoria, il passato e ciò che sembrava nascosto tornano alla luce.

Penelope è la Forza.

Per secoli è stata raccontata come “la donna che aspetta”.
Ma Penelope non aspetta.
Penelope resiste.

Venti anni lontana dal marito, una casa invasa da pretendenti, un regno da proteggere e nessuna spada tra le mani.

La sua arma è l’intelligenza.
La tela che tesse di giorno e disfa di notte non è un semplice lavoro domestico: è la sua strategia, il suo modo di guadagnare tempo, di non arrendersi.
La Forza nei Tarocchi non è il dominio attraverso la violenza.
È la capacità di restare centrati quando tutto intorno spinge verso il caos.
Ulisse è l’uomo dai mille inganni.
Ma Penelope non è da meno.
Anche lei conosce l’arte dello stratagemma, del silenzio e della pazienza.
Forse è proprio per questo che, quando finalmente si riconoscono, non si incontrano soltanto due persone.
Si incontrano due menti capaci di giocare la stessa partita.

Alla fine Ulisse torna a Itaca.

Ma forse l’Odissea non è soltanto la storia di un uomo che ritrova la strada.
È la storia di tutte le donne che quella strada l’hanno resa possibile.

Perché il viaggio dell’eroe non è fatto soltanto di battaglie e mostri da sconfiggere.
È fatto anche di incontri.
E ogni incontro lascia una carta sul tavolo.

Commenti

Posta un commento