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IL BAGATTO E L'ARTE DI ESISTERE: IMPARARE A GUARDARSI CON OCCHI NUOVI

 


Ci sono persone che arrivano a un passo da ciò che desiderano e, proprio lì, si fermano.
Non perché non siano capaci. Non perché manchino le opportunità. Ma perché qualcosa, dentro di loro, le trattiene.
Per molto tempo ho pensato che fosse paura di fallire.
Oggi mi chiedo se, almeno qualche volta, non sia qualcosa di ancora più profondo.
E se non fosse il fallimento a spaventarci, ma la possibilità di diventare una persona diversa da quella che abbiamo sempre creduto di essere?
Perché ogni cambiamento importante non modifica soltanto la nostra vita. Modifica l'immagine che abbiamo di noi stessi. E questo può fare paura.

Nessun bambino nasce sapendo chi è. Lo scopre attraverso gli occhi di chi lo guarda.

Se viene accolto, ascoltato, riconosciuto, dentro di sé prende forma una convinzione silenziosa:

"Posso essere me stesso. C'è posto anche per me."

Ma non sempre va così.
A volte lo sguardo che riceviamo è soprattutto uno sguardo critico.
Uno sguardo che vede prima ciò che manca di ciò che c'è. Che si posa sugli errori più che sulle possibilità. Che ci fa sentire visti soprattutto quando corrispondiamo alle aspettative.
Così, poco alla volta, il bambino può imparare una convinzione profonda:

"Così come sono non basta."

E allora fa quello che ogni bambino fa per continuare a sentirsi amato.
Si adatta. 
Diventa bravo. 
Diventa utile. 
Cerca di non disturbare.

Quella strategia è preziosa. 
Gli permette di sentirsi al sicuro e di appartenere al suo mondo.

Ma crescendo accade qualcosa di quasi invisibile.
Lo sguardo che un tempo veniva da fuori diventa il nostro.
Non abbiamo più bisogno che qualcuno ci giudichi. 
Lo facciamo da soli.

Forse è per questo che, a volte, ci autosabotiamo.

Non perché crediamo di non essere capaci. 
Ci autosabotiamo perché ciò che desideriamo entra in conflitto con l'immagine che abbiamo costruito di noi stessi.

Se per anni ci siamo riconosciuti nella persona che resta un passo indietro...
Come possiamo sentirci a nostro agio se improvvisamente tutti ci vedono?

Se ci siamo identificati con chi deve continuamente dimostrare il proprio valore...
Come possiamo accogliere un successo senza sentirci degli impostori?

Se una parte di noi è convinta di dover meritare il proprio posto...
Come possiamo semplicemente occuparlo?

Forse è anche per questo che il successo, qualche volta, spaventa. Non perché sia pericoloso. Ma perché mette in crisi l'identità con cui abbiamo imparato a riconoscerci.

E l'identità, anche quando ci fa soffrire, tende a conservarsi.

Il lavoro interiore, allora, non consiste soltanto nel cambiare comportamento. 
Consiste nell'accorgerci con quali occhi continuiamo a guardarci.

Sono davvero i nostri?

O stiamo ancora osservando noi stessi attraverso uno sguardo antico, che nel frattempo abbiamo fatto nostro?

Quante volte ci diciamo:

"Non sono abbastanza."

"Non sono ancora pronto."

"Non è il momento."

E se quelle frasi non raccontassero la realtà, ma soltanto una storia che abbiamo imparato a credere?


Per questo amo il Bagatto. 

È il primo degli Arcani. 

Non ha esperienza. 

Non ha certezze. 

Non sa nemmeno dove lo porterà il suo viaggio. 

Eppure compie un gesto straordinario. 

Non aspetta di sentirsi all'altezza.

Non aspetta che qualcuno lo riconosca. 

Inizia.


Il Bagatto non possiede ancora una nuova identità.

La costruisce.

Con ogni gesto

Con ogni scelta.

Con ogni tentativo.

Ci ricorda che non diventiamo noi stessi aspettando di sentirci pronti.

Lo diventiamo vivendo.

Ogni passo compiuto è anche uno sguardo nuovo che impariamo a rivolgere a noi stessi.

Forse il diritto di esistere non è qualcosa che dobbiamo conquistare. Forse lo abbiamo sempre avuto.
Quello che, a volte, dobbiamo imparare è a riconoscerci con occhi nuovi.

Perché finché continueremo a guardarci con lo sguardo di chi ci ha insegnato a dubitare di noi, ogni possibilità sembrerà troppo grande.

Ma nel momento in cui quello sguardo cambia, cambia anche la domanda.

Non è più:

"Ho il diritto di essere qui?"

Diventa:

"Cosa posso fare, oggi, con la vita che mi è stata affidata?"

Ed è lì che il viaggio del Bagatto può davvero cominciare.


E tu con quali occhi ti stai guardando? Scrivilo nei commenti.




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