Non perché non siano capaci. Non perché manchino le opportunità. Ma perché qualcosa, dentro di loro, le trattiene.
Per molto tempo ho pensato che fosse paura di fallire.
Oggi mi chiedo se, almeno qualche volta, non sia qualcosa di ancora più profondo.
E se non fosse il fallimento a spaventarci, ma la possibilità di diventare una persona diversa da quella che abbiamo sempre creduto di essere?
Perché ogni cambiamento importante non modifica soltanto la nostra vita. Modifica l'immagine che abbiamo di noi stessi. E questo può fare paura.
Nessun bambino nasce sapendo chi è. Lo scopre attraverso gli occhi di chi lo guarda.
"Posso essere me stesso. C'è posto anche per me."
"Così come sono non basta."
Forse è per questo che, a volte, ci autosabotiamo.
Ci autosabotiamo perché ciò che desideriamo entra in conflitto con l'immagine che abbiamo costruito di noi stessi.
Forse è anche per questo che il successo, qualche volta, spaventa. Non perché sia pericoloso. Ma perché mette in crisi l'identità con cui abbiamo imparato a riconoscerci.
E l'identità, anche quando ci fa soffrire, tende a conservarsi.
Sono davvero i nostri?
O stiamo ancora osservando noi stessi attraverso uno sguardo antico, che nel frattempo abbiamo fatto nostro?
Quante volte ci diciamo:
"Non sono abbastanza."
"Non sono ancora pronto."
"Non è il momento."
E se quelle frasi non raccontassero la realtà, ma soltanto una storia che abbiamo imparato a credere?
Per questo amo il Bagatto.
È il primo degli Arcani.
Non ha esperienza.
Non ha certezze.
Non sa nemmeno dove lo porterà il suo viaggio.
Eppure compie un gesto straordinario.
Non aspetta di sentirsi all'altezza.
Non aspetta che qualcuno lo riconosca.
Inizia.
Il Bagatto non possiede ancora una nuova identità.
La costruisce.
Con ogni gesto
Con ogni scelta.
Con ogni tentativo.
Ci ricorda che non diventiamo noi stessi aspettando di sentirci pronti.
Lo diventiamo vivendo.
Ogni passo compiuto è anche uno sguardo nuovo che impariamo a rivolgere a noi stessi.
Perché finché continueremo a guardarci con lo sguardo di chi ci ha insegnato a dubitare di noi, ogni possibilità sembrerà troppo grande.
Ma nel momento in cui quello sguardo cambia, cambia anche la domanda.
Non è più:
"Ho il diritto di essere qui?"
Diventa:
"Cosa posso fare, oggi, con la vita che mi è stata affidata?"
Ed è lì che il viaggio del Bagatto può davvero cominciare.
E tu con quali occhi ti stai guardando? Scrivilo nei commenti.

Commenti
Posta un commento