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GLI ARCANI DEI TAROCCHI SONO DAVVERO ARCHETIPI? LA RISPOSTA POTREBBE SORPRENDERTI

 


Chi studia i Tarocchi sente spesso ripetere che gli Arcani Maggiori sono Archetipi.
È una frase così diffusa che quasi nessuno la mette in discussione.
La questione però è molto più sottile. E proprio per questo, molto più affascinante.
Gli Arcani Maggiori non sono gli archetipi. Sono immagini archetipiche.

Può sembrare una distinzione da manuale, buona giusto per un esame universitario. 
Non lo è. 
Cambia completamente il modo in cui ci approcciamo alle carte, e spiega perché un Arcano riesce a emozionarci, a spiazzarci, a volte a descrivere con una precisione quasi imbarazzante il momento esatto che stiamo vivendo.

Che cos'è un archetipo?

Per Jung, l'archetipo non è un'immagine, non è un personaggio, non è un simbolo.

È una struttura universale della psiche, radicata nell'inconscio collettivo: quella dimensione profonda che tutti gli esseri umani condividono, a prescindere dalla cultura, dall'epoca storica, dal luogo in cui sono nati.

Possiamo immaginarlo come uno schema originario, una forma invisibile che organizza alcune delle esperienze più fondamentali dell'esistenza umana. L'esperienza della madre, del padre, dell'eroe, del vecchio saggio, dell'ombra, della morte, della rinascita non appartiene a nessuno in particolare: attraversa l'umanità da migliaia di anni, in ogni latitudine. L'archetipo è proprio questa matrice comune.

C'è però un punto su cui Jung insisteva molto: nella sua essenza, l'archetipo è inconoscibile. Non possiamo osservarlo direttamente, non possiamo disegnarlo, non possiamo descriverlo in modo definitivo. Possiamo solo riconoscerne gli effetti.

Un po' come il vento: non lo vediamo mai, vediamo gli alberi che si piegano. Non percepiamo direttamente la forza, solo ciò che quella forza produce.

Gli archetipi funzionano nello stesso modo.

Cosa sono, allora, le immagini archetipiche?

Se l'archetipo è invisibile, come possiamo entrarci in contatto?

Attraverso le immagini archetipiche: le forme concrete in cui un archetipo si manifesta alla coscienza. Sono i miti, le fiabe, le divinità, le opere d'arte, i sogni, tutti quei simboli che sembrano parlare direttamente alla parte più profonda di noi.

Prendiamo l'archetipo della Madre. Non coincide con nessuna donna in particolare: può manifestarsi come Iside nell'antico Egitto, come Demetra nella Grecia classica, come la Vergine Maria nella tradizione cristiana, come la fata buona di tante fiabe. Immagini diverse, culture diverse, epoche diverse, eppure tutte evocano lo stesso principio psichico di fondo. L'archetipo resta lo stesso. A cambiare sono le immagini.

È un po' come l'acqua. La sua natura non cambia mai, ma può assumere la forma di un bicchiere, di un lago, di un fiume, di una cascata. L'archetipo è l'acqua. Le immagini archetipiche sono i contenitori che, di volta in volta, le danno forma.

Gli Arcani Maggiori sono immagini archetipiche

Ed è esattamente qui che entrano in gioco i Tarocchi.

Il Matto, la Papessa, l'Imperatore, l'Eremita, la Torre, il Mondo: nessuno di loro è un archetipo. Sono immagini archetipiche, rappresentazioni simboliche attraverso cui la psiche rende visibili dinamiche interiori altrimenti invisibili.

Ogni Arcano è una finestra aperta sull'inconscio. Non mostra l'archetipo nella sua totalità, sarebbe impossibile, ma ne offre una rappresentazione simbolica, parziale e per questo accessibile.

Non è un caso che ogni mazzo raffiguri gli stessi Arcani in modo diverso: cambiano gli abiti, i colori, gli elementi decorativi, a volte perfino alcuni dettagli della scena. Eppure continuiamo a riconoscere, sotto il disegno, la stessa energia simbolica. Perché ciò che ci parla non è mai il tratto dell'illustratore. È il principio archetipico che quell'immagine riesce a evocare, qualunque sia lo stile con cui è stata disegnata.

Gli archetipi cambiano nel tempo?

Una delle domande più interessanti che si possano fare su questo tema. E la risposta è: sì e no.

Gli archetipi, intesi come strutture profonde della psiche, restano sostanzialmente invariati. Ciò che cambia è il modo in cui vengono rappresentati e vissuti dalle diverse culture, nel corso del tempo.

Pensiamo all'archetipo dell'Eroe. Nell'antica Grecia aveva il volto di Ercole. Nel Medioevo diventava il cavaliere che affronta il drago. Oggi può avere il volto di Luke Skywalker, di Harry Potter, di Neo in Matrix. 

L'archetipo non è cambiato di una virgola: a cambiare sono le immagini con cui, epoca dopo epoca, l'essere umano continua a raccontarsi il viaggio dell'eroe.

Vale lo stesso per gli Arcani. Un mazzo rinascimentale racconta esattamente gli stessi principi fondamentali di un mazzo contemporaneo. Cambia il linguaggio artistico, cambia la sensibilità culturale, cambia la simbologia usata in superficie, ma la forza archetipica sottostante resta perfettamente riconoscibile, quasi sempre a colpo d'occhio.

Gli archetipi si arricchiscono di nuove sfumature?

Anche qui vale la pena fare una distinzione precisa.

L'archetipo non evolve come farebbe una persona: non acquisisce nuove caratteristiche nel tempo, non "cresce". Quello che evolve, semmai, è la nostra coscienza. Ogni epoca illumina aspetti diversi dello stesso archetipo, portando a galla sfumature che prima restavano in ombra.

Pensiamo all'archetipo del Femminile. Per secoli è stato associato quasi esclusivamente alla maternità, all'accoglienza, al sacrificio. Oggi riconosciamo, dentro lo stesso archetipo, anche l'autonomia, la creatività, la leadership, la libertà, la capacità di trasformazione. L'archetipo non è cambiato: siamo cambiati noi, e con noi il nostro modo di comprenderlo e di nominarlo.

Per questo le immagini archetipiche continuano ad arricchirsi nel tempo. Ogni artista, ogni cultura, ogni generazione aggiunge un nuovo livello di significato, senza mai toccare il nucleo originario che sta più in profondità.

Perché una carta sembra parlare proprio di noi?

Ed eccoci alla domanda che, prima o poi, si fa chiunque abbia un rapporto vivo con i Tarocchi: perché proprio quella carta riesce a descrivere esattamente il momento che sto vivendo?

La risposta, è tanto semplice quanto spiazzante: perché un'immagine archetipica non è un semplice disegno. È un simbolo vivente.

Jung distingueva con molta chiarezza il segno dal simbolo. Un segno ha un significato preciso e chiuso: un semaforo rosso significa fermarsi, una freccia indica una direzione, punto. Il simbolo, al contrario, non si lascia mai esaurire da un'unica interpretazione: ogni volta che lo guardiamo, può rivelarci qualcosa di nuovo.

Gli Arcani appartengono a questa seconda famiglia. La stessa carta può accompagnare una persona per vent'anni, e mostrarle ogni volta un significato diverso. Non perché la carta sia cambiata. Ma perché è cambiata la persona che la guarda.

Il significato nasce dall'incontro

Una carta dei Tarocchi appoggiata su un tavolo è, in sé, solo carta e inchiostro. Non possiede alcun potere per conto proprio. Diventa significativa solo nel momento in cui entra in relazione con una coscienza: è in quell'istante, e non prima, che l'immagine archetipica si attiva davvero.

Non è la carta a contenere già tutte le risposte. E non siamo nemmeno noi a inventarne il significato in modo del tutto arbitrario. Il senso nasce dall'incontro tra il simbolo e il mondo interiore di chi lo osserva ecco perché due persone possono estrarre la stessa identica carta e viverla in modi completamente diversi.

La Torre, per esempio, può rappresentare per qualcuno una separazione, per un altro un cambio di lavoro improvviso, per un altro ancora il crollo di un'immagine idealizzata di sé che non reggeva più. La carta è sempre la stessa. A cambiare è la storia personale, il momento di vita, la relazione unica che ciascuno instaura con quell'immagine.

Il simbolo come ponte tra coscienza e inconscio

Nei momenti di crisi, di trasformazione, di scelta, gli archetipi tendono a farsi sentire con più forza. Sono proprio questi i periodi in cui facciamo sogni più intensi, ci sentiamo attratti da certi simboli senza sapere bene perché, o percepiamo che un Arcano in particolare ci sta "parlando" in modo diverso dal solito.

Per Jung, il simbolo ha una funzione precisa: mettere in dialogo la coscienza con l'inconscio. L'immagine archetipica diventa un ponte, e rende visibile qualcosa che ancora non riusciamo a comprendere del tutto con la sola ragione. Non ci impone una risposta preconfezionata. Ci invita, semmai, a guardare la nostra situazione da un'angolazione diversa.

I Tarocchi e il processo di individuazione

Per Jung, lo scopo profondo dell'esistenza non è diventare perfetti, ma diventare sempre più autenticamente ciò che siamo. Questo cammino lo chiamò processo di individuazione: un percorso in cui impariamo a riconoscere le nostre risorse, ad accogliere le parti di noi che avevamo respinto, a integrare quegli aspetti della personalità rimasti troppo a lungo nell'ombra.

In questa prospettiva, i Tarocchi non servono a prevedere il futuro. Diventano strumenti di conoscenza di sé. Ogni Arcano è uno specchio: non ci dice chi siamo, ma ci aiuta a vedere chi stiamo diventando. Ogni carta illumina una dinamica interiore, una possibilità evolutiva ancora aperta, una domanda che aspettava solo di essere formulata.

Ed è proprio questo, forse, a rendere i Tarocchi così sorprendentemente attuali, nonostante i secoli.

Perché gli Arcani continuano a parlarci dopo secoli?

Le immagini cambiano. Le culture cambiano. Cambiano le interpretazioni, gli stili, le mode. Eppure gli Arcani continuano a emozionarci esattamente come emozionavano chi li consultava secoli fa.

Perché parlano delle grandi esperienze dell'essere umano: la nascita, la crescita, l'amore, il potere, la paura, la perdita, la morte, la trasformazione, la rinascita, la ricerca di senso. Sono temi che attraversano ogni epoca della storia senza mai esaurirsi. Ed è per questo che gli Arcani restano vivi: non perché contengano risposte universali già pronte, ma perché continuano a mettere in movimento domande universali.

In breve

Dire che gli Arcani Maggiori "sono" archetipi è una semplificazione comoda, ma imprecisa. Più correttamente, possiamo dire che sono immagini archetipiche: simboli attraverso cui gli archetipi si rendono visibili alla coscienza.

L'archetipo è invisibile, universale, senza forma propria. L'immagine archetipica è il volto che quell'archetipo assume in una determinata cultura, in un'opera d'arte, in un sogno, in un Arcano dei Tarocchi.

Quando osserviamo una carta, quindi, non stiamo guardando un semplice disegno, e nemmeno l'archetipo nella sua essenza pura. Stiamo entrando in relazione con un simbolo vivente, capace di risvegliare qualcosa di profondo dentro di noi.

Ed è forse proprio questa la vera magia dei Tarocchi: non predire ciò che accadrà, ma offrire immagini capaci di far dialogare la coscienza con l'inconscio, aiutandoci a comprendere meglio il nostro cammino di trasformazione.

Ogni volta che estraiamo un Arcano, non incontriamo un destino già scritto. Incontriamo una delle infinite immagini attraverso cui la psiche racconta, ancora una volta, la propria storia.



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